“Questo sito è dedicato a Marthe Blouin” (Ottawa, 1954 – 2020).

7 Aprile 22 | Editoriali

La politica ci vuole indignati? Io no

Ius Scholae, tentativo di far passare una legge per dare la cittadinanza ai bambini stranieri che studiano in Italia. Credo sia doveroso. Sono ragazzi che crescono con i nostri, quindi con la nostra cultura, i nostri punti di riferimento. Sono, di fatto Italiani. Ma un mio amico, con il quale abbiamo dibattuto sul tema, mi ha fatto notare tutto quello che non va bene nel nostro paese. Portando anche esempi di posto di politici di destra, dettagli, piccoli e grandi sprechi, che lo hanno indignato. Allora mi sono detta: ci stanno tante cose negative, ma non dovrebbero impedire di fare cose giuste. Io non permetto ai politici di farmi vivere indignata.

Trascrizione

È stata proposta una legge per lo Ius Scholae, non ho studiato il latino ma credo che si dica così. È un argomento molto complesso, infatti, su Cosa ne pensate.it, stiamo preparando uno speciale con tante interviste per cercare di affrontarlo da tante prospettive. Però, dato che ho avuto un dibattito molto interessante con un mio amico, vorrei proporvi alcune riflessioni che sono venute fuori per sapere cosa ne pensate voi. Allora, innanzitutto voglio spiegarvi che si tratterebbe di dare la nazionalità italiana a quei bambini che, o nascono, o comunque crescono per un certo periodo in Italia. Salvini, spesso, di fronte a questi temi, dice “Sì, d’accordo, però allora devono avere certi voti a scuola, devono sapere questo e quest’altro e così via”. Ora, a me sembra che tutte queste regole che mette Salvini, dovessimo far passare questi esami all’italiano medio, pochi diventerebbero o rimarrebbero italiani. Però, visto che queste sono delle assolute sciocchezze di fronte ad un argomento così importante, non mi porrò domande su questo. Invece, voglio parlare di altri aspetti. Allora, una delle reazioni che si sentono quando si parla di queste cose è: “Ci sono tanti problemi in Italia, per quale ragione dobbiamo dare la priorità a questo”? Allora, innanzitutto, quali sono i problemi in Italia? I problemi principali riguardano la povertà e le tasse che sono molto alte. In questo caso non si parla di soldi, quindi, non possono essere paragonate. Io mi sono sempre chiesta per quale ragione, se ci fossero problemi da una parte dovrebbero impedire di dare dei diritti e di risolvere delle questioni dall’altra. E soprattutto, ricordo che si parla di bambini. Mia figlia ha una amica di origine senegalese, stanno crescendo insieme, hanno gli stessi amici e riferimenti, è per me difficile, perciò, dire a mia figlia che lei non è italiana perché il nostro paese dice di no. Anche perché poi c’è un aspetto di cui magari si parla poco ma che mi tocca molto, io dico spesso che sono figlia di un ambasciatore e ho passato gran parte della mia vita all’estero, e diciamo che il ruolo di italiano all’estero è un ruolo definito, mi ci trovo abbastanza bene; il problema è quando io sono in Italia e sono straniera nel mio paese perché un po’ succede questo. È una situazione sgradevole perché uno si rende conto che non si è né carne né pesce, è quello che provano questi bambini perché hanno una famiglia che hanno una cultura che loro non conoscono, però si sentono diversi anche da noi e vengono trattati diversi anche qui da noi. Mi piacerebbe che il mio paese, almeno a loro, dicesse “Tranquilli, anche se avete una cultura diversa noi vi abbiamo accolti e siete come i nostri figli”. Il mio amico, il giorno dopo, mi ha mandato un post che aveva pubblicato Giorgia Meloni su una questione che riguarda le mascherine che avrebbero potuto essere riciclate. Lui era giustamente indignato. Però, è giusto davvero che i politici facciano questo? Cerchino di mantenere le persone perennemente indignate? Perché se uno vuole andare a vedere le cose negative, ne troverà tantissime, da destra a sinistra, in centro, insomma, dove si vuole. È anche un po’ una scelta di vita se uno decide di guardare il bicchiere mezzo vuoto cercando comunque le soluzioni. Però mantenere l’ottimismo e cercare di fare le cose positive, dove si può farle, sarebbe meglio. Una cosa è indignarsi, una cosa è avere dei problemi seri e doverli risolvere facendo fatica a risolverli, quello che dico appunto, l’indignazione per ogni piccolo dettaglio. Adesso parliamo di tasse. È vero che in Italia sono altissime, però è anche vero che qui c’è troppa evasione fiscale. Facciamo quindi differenza tra i piccoli che fanno fatica e tutti quei professionisti che se le pagassero non farebbero una vita peggiore, vivrebbero comunque una vita agiata. Quando sento “Prima gli italiani”, io dico “Sì, dovrebbero essere prima gli italiani a pensare prima agli italiani”, anche perché poi la scusa di queste persone è “Sì però poi se io pago questi soldi li mangiano i politici”. Forse in parte è vero, ma bisogna anche dire che poi chi è che le va a pagare? I pensionati e gli impiegati perché non possono scappare da lì, le devono pagare. Anche perché noi in Italia offriamo dei servizi – grazie al cielo – come la sanità e la scuola pubblica. Se vuoi abbassare queste tasse quale servizio vorresti togliere? Vogliamo fare come negli Stati Uniti che se a uno viene un cancro deve vendere la casa e indebitarsi? Poi è chiaro che è un po’ un cane che si morde la coda perché che cosa si fa? Si abbassano prima le tasse e poi forse la gente le pagherà? Però, nel frattempo, lo stipendio ai medici e ai professori chi li paga? Quindi, è una questione complessa ma va considerata, inoltre, non si può non giudicare quelle persone che potrebbero pagarle e non lo fanno perché vogliono dei soldi in più. Io la trovo una cosa orrenda. Poi uno svia il discorso, si parla dello Ius Scholae e la gente parla dell’immigrazione che va controllata, non si sta parlando di questo visto che si parla di persone che vivono qua. Quindi, anche questa voglia di sviare il discorso per giustificare, appunto, questo rigetto rispetto ad una legge del genere, mi pare insensato. Ecco, io vorrei dire una cosa che credo pochi sanno, tutti i servizi che vengono offerti ai migranti, compresa l’accoglienza dei migranti che arrivano via mare, sono totalmente pagati dai contributi che i migranti versano a quelli che lavorano in Italia. Non solo, ma dopo aver pagato tutto questo loro ci lasciano mezzo miliardo l’anno per noi. Quindi, non c’è un centesimo che esce dalle tasche degli italiani quando si parla di accoglienza dei migranti o quando si parla di sanità che usano le scuole pubbliche eccetera. Quindi attenti quando diciamo “Prima gli italiani, escono dalle tasche degli italiani” perché questi soldi entrano tutti nelle tasche degli italiani. Soprattutto quando si parla di accoglienza, tutti i servizi offerti non vanno nelle tasche di questi poveracci che arrivano coi barconi, ma vanno a tutti quelli che hanno i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), questo e quest’altro. Quindi ecco, queste sono le riflessioni che vi propongo. Io vi aspetto su Cosa ne pensate.it, voglio sapere cosa ne pensate pure voi. E adesso, queste sono le domande.

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